111 — aprile 2026
Cari amici,
all’inizio di questo mese di aprile abbiamo ricordato l’anniversario della prematura morte dell’imperatore Carlo Asburgo Este (1887-1922), proclamato Beato nel 2004 da san Giovanni Paolo II. Con questo numero di IN HOC SIGNO vi proponiamo la relazione che il dott. Massimo Martinucci svolse a Modena il 19 novembre 2022 nell’ambito del convegno — organizzato da varie associazioni modenesi tra cui Alleanza Cattolica — «Carlo d’Asburgo-Este. L’Imperatore, il Duca, il Beato».
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Le virtù dell’Imperatore Carlo
e la sua beatificazione
1. Le virtù del beato Imperatore Carlo
Che cos’è la virtù? È la disposizione al bene, la disposizione a un buon comportamento che diventa una abitudine, un vero e proprio abito. Le virtù sono ciascuno di questi buoni comportamenti esercitati dalle persone, appunto, virtuose.
L’imperatore Carlo aveva molte virtù, che sono emerse anche dal racconto storico delle sue vicende umane, che anche oggi abbiamo sentito ripercorrere. L’imperatore Carlo “si comportava bene” in ogni situazione e “si è comportato bene” in ciascuno dei suoi stati di vita.
È stato un cristiano, un nobile, un soldato, un marito e un padre, un uomo di stato, ed è stato anche un povero, un perseguitato e un esiliato, un ammalato. In tutti questi stati di vita si è comportato bene.
Vediamo qualche esempio, qualche flash in alcuni suoi stati di vita.
• Da cristiano: il 21 ottobre 1911, appena terminato il rito del matrimonio con Zita, Carlo le dice: «E ora dobbiamo aiutarci insieme per raggiungere il Paradiso», poi partono per Mariazell, il santuario mariano dell’Austria, dove si affidano alla Madonna. All’interno delle fedi nuziali ha fatto incidere «Sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei genitrix».
• Da imperatore, prima di prendere una decisione importante si tratteneva in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, immagino a volte nell’impazienza dei dignitari di corte o dei suoi ministri con i quali era in riunione lasciandoli ad aspettare… Inoltre sappiamo quanto si spese per la pace. Sul letto di morte, ormai prossimo alla fine, disse: «Sento che il Signore mi chiede di dare la mia vita per i miei popoli. E io gliela offro».
• Da soldato. Al fronte lui era il comandante ma condivideva tutti i disagi con i suoi soldati, mangiava il pane nero che mangiavano loro, soffriva il caldo e il freddo come loro, si sottoponeva agli stessi rischi che correvano loro.
• Da povero. Fu povero negli ultimi giorni della sua vita tanto che non poté permettersi di pagare un medico e i farmaci che curassero la polmonite che lo portò a morte; ma fu “povero in spirito” in tutta la sua vita.
Da molti episodi riportati nelle deposizioni per l’istruzione della causa di beatificazione si ricava la virtù della povertà in spirito e del distacco dalle cose materiali del beato Carlo. Ne ricordo qui uno solo, quello del suo rapporto con il fratello minore, Massimiliano, che purtroppo nei suoi comportamenti assomigliava al padre e non sembrava prendere invece esempio dal virtuoso fratello maggiore Carlo.
Testimonia una figlia di Carlo, Elisabetta Carlotta per esempio che l’arciduca Lodovico Vittorio, fratello di Francesco Giuseppe, lasciò in eredità i suoi averi in parti uguali ai due nipoti Carlo e Massimiliano ma questi chiese al fratello se poteva prestargli per un anno senza interessi la sua parte. Carlo gliela concesse e solo dopo un anno, e poi dopo due — quando Carlo aveva molto bisogno di denaro in Svizzera per organizzare i suoi tentativi di riprendersi il trono ungherese e poi, ancor di più, a Madeira per il suo stesso sostentamento e per poter pagare i medici e le medicine che forse gli avrebbero permesso di curarsi — chiese la restituzione a suo fratello, ma senza esito. Per amore della pace non volle insistere e la cosa si protrasse talmente a lungo che Carlo morì senza ricevere niente.
• Da marito e padre. Era molto presente e attento nei confronti della sua famiglia e stava con loro più tempo possibile. A quel tempo la nobiltà affidava a dei precettori l’educazione dei bambini e così doveva essere anche per la sua famiglia, ma lui spesso si occupava personalmente dei suoi figli e della loro istruzione. Il primogenito Otto racconta che suo padre gli faceva personalmente lezione di catechismo, e che la prima istruzione religiosa la ebbe proprio da lui.
Abbiamo ricordato qualcuna delle virtù dell’imperatore Carlo, quelle virtù che la Chiesa ha riconosciuto e per le quali è stato proclamato beato. Ma come è avvenuto il percorso di questa proclamazione? All’origine c’è la Gebetsliga.
La Gebetsliga
Gebetsliga non significa altro che “lega di preghiera” in tedesco. Il nome completo è Kaiser Karl Gebetsliga für den Volkerfrieden, traduzione recentemente rimodulata in italiano come «Unione di preghiera beato Imperatore Carlo per la Pace e la Fratellanza tra i Popoli».
Il primo nucleo di questa associazione nacque quando l’arciduca Carlo, pronipote dell’Imperatore Francesco Giuseppe, era ancora bambino, a seguito alle richieste di Madre Vincenzia, una suora orsolina che aveva delle visioni mistiche e sosteneva la necessità di pregare intensamente per il giovane Carlo, poiché diceva di aver avuto la rivelazione del fatto che sarebbe divenuto un giorno Imperatore ma avrebbe dovuto soffrire molto. Così nel 1895 — Carlo, che era nato nel 1887, aveva dunque otto anni — venne costituito un primo circolo di preghiera, animato inizialmente dalla madre di Carlo e da alcune dame di corte.
Man mano che gli anni passavano, che Carlo cresceva, che iniziavano ad essere conosciute ed evidenti le sue virtù e man mano avanzava nella linea di successione, i gruppi si moltiplicavano e quando poi divenne Imperatore la Gebetsliga si sviluppò anche fuori dai confini del vecchio impero.
Perseguitata dal nazionalsocialismo ebbe una battuta d’arresto: per timore di rappresaglie della Gestapo furono anche distrutti tutti gli archivi con i nomi degli iscritti, poi riprese apertamente al termine della guerra e oggi è operante, oltre che in Austria e in Italia, in molte altre nazioni europee, nelle Americhe e in Nuova Zelanda.
La Gebetsliga oggi si propone innanzitutto di pregare per la canonizzazione del Beato Carlo e per la pace e fratellanza tra i popoli, come dice il suo stesso nome italiano, ma anche di studiare e diffondere, oltre che la santità, anche la figura storica del beato Imperatore, sappiamo quanto deformata dalla storiografia rivoluzionaria.
La mia sezione a Ferrara è ufficialmente presente dal 2014. Da allora, durante le riunioni mensili ordinarie, oltre alla preghiera del Rosario secondo le indicazioni della delegazione nazionale, cerchiamo di non trascurare la formazione, cercando di riservare sempre un tempo dedicato ad un approfondimento culturale e storico.
Nel dicembre 2018 tre reliquie “ex ossibus” del Beato sono state donate all’Arcidiocesi di Ferrara, per interessamento della nostra rappresentanza, dalla Gebetsliga internazionale e portate a Ferrara personalmente dall’Arciduca Martino.
La causa di beatificazione
Ma vengo al processo di beatificazione che portò alla proclamazione del 3 ottobre 2004.
La Gebetsliga, in quanto associazione pubblica di fedeli riconosciuta dalla Chiesa, avviò nel 1948 la causa di beatificazione. Usualmente essa viene svolta nel luogo dove il candidato è morto, in questo caso in Portogallo, ma nel 1949 la Santa Sede concesse la facoltà di svolgere la prima fase, il “processo ordinario informativo” a Vienna. Concluso questo, nel 1955 la Congregazione del Sant’Ufficio dichiarò il nihil obstat alla causa di beatificazione.
Dopo un lungo iter durato altri quarantotto anni, il 12 aprile 2003 la Congregazione delle cause dei Santi presieduta da san Giovanni Paolo II decretò le virtù eroiche del Servo di Dio Carlo d’Austria, annoverandolo nell’albo dei Venerabili. Da qui le cose procedettero speditamente e il 20 dicembre dello stesso anno 2003 venne promulgato il decreto sul miracolo attribuito all’intercessione del Venerabile Carlo, ultimo passaggio prima della Beatificazione.
Il 3 ottobre 2004 finalmente, durante una solenne cerimonia in piazza San Pietro, l’imperatore Carlo fu proclamato Beato da papa San Giovanni Paolo II. Ora è in corso il passo successivo, la causa di canonizzazione.
Nel 2017 il Presidente austriaco della Gebetsliga internazionale ha voluto una sede di postulazione per la canonizzazione anche in Italia e quindi don Arnaldo Morandi, delegato nazionale italiano, è stato nominato vice-postulatore.
Su come proceda la causa di canonizzazione non vi posso dire nulla perché su questa c’è uno stretto riserbo: quello che so è che sta procedendo e che presto — presto con i tempi della Chiesa! — qualcosa sapremo.
Dunque vi dicevo che nel 2003 è stato promulgato il decreto sul miracolo dovuto alla intercessione del Venerabile Carlo, ultimo passaggio prima della Beatificazione.
Di che miracolo si è trattato?
Suor Maria Zita Gradowska era una suora polacca, nata nel 1894 (quindi di pochi anni più giovane del beato Carlo, nato 1887), che nel 1927 venne inviata missionaria in Brasile dove faceva l’infermiera in un istituto di carità.
Fin da giovane soffriva di dolori alle gambe, provocati da una tromboflebite e la malattia, anche perché mal curata, si aggravò sempre di più, specialmente alla gamba destra nella quale aveva un’ulcera che non si rimarginava. I dolori erano fortissimi e incessanti e nel 1960 addirittura la costrinsero su una sedia a rotelle.
Venne per caso in possesso di un santino della Gebetsliga con l’immagine dell’imperatore Carlo e la preghiera per la beatificazione, ma inizialmente non ci fece molto caso, anche perché, da polacca (così almeno racconta il suo biografo), non è che avesse troppa simpatia per gli Asburgo. Poi però, chissà, forse anche per la coincidenza del suo stesso nome con quello della sposa di Carlo, suor Maria Zita in una notte insonne a causa dei dolori che nemmeno un sedativo riusciva a calmare, si risolse ad affidarsi alla sua intercessione, e lo pregò con queste parole:
«Prima di tutto la prego di perdonarmi per aver apprezzato tanto poco la sua intercessione; e la prego di intercedere per me presso Gesù affinché guarisca la mia gamba, se ciò sia la volontà di Dio, […]; prometto di iniziare domani stesso la novena per ottenere la grazia della sua beatificazione».
Ebbene, suor Maria Zita non dovette aspettare nemmeno i nove giorni della novena! Quella notte prese sonno senza problemi, cosa che non capitava di frequente, e al mattino seguente, svegliatasi, si accorse che non aveva più dolore, riuscì ad alzarsi, ad andare in cappella senza alcun aiuto e perfino ad inginocchiarsi accanto alle sue consorelle. Da allora, e fino alla morte nel 1989, quindi per altri quasi trent’anni, suor Maria Zita non avrà più alcun problema di circolazione venosa e di dolore alle gambe.
Quali sono stati gli strumenti usati dalla Provvidenza perché san Giovanni Paolo II, il 3 ottobre del 2004, proclamasse Beato l’imperatore Carlo? Una sconosciuta suora polacca missionaria in Brasile; una ancor più sconosciuta circostanza per cui questa suora venne a conoscenza della figura e della devozione portata a questo personaggio; un santino fatto stampare dalla Gebetsliga a Vienna e giunto fino in Brasile.
Sono passati 18 anni da quel 3 ottobre 2004 e ora è in corso la causa di canonizzazione. Come un santino innescò allora una serie di eventi che favorirono la beatificazione, non possiamo escludere che un santino possa fare altrettanto per la canonizzazione. Per questo ho fatto stampare un piccolo pieghevole che riproduce l’immagine della icona — scritta dalle monache benedettine di Ferrara in preghiera — e che reca nel retro la preghiera al beato Carlo, che come conclusione vi invito a recitare con me:
O beato Imperatore Carlo,
hai accettato il difficile compito e tutte le ardue sfide che Dio ha posto nella tua vita;
in ogni tuo pensiero, in ogni decisione, in ogni tua azione hai sempre confidato nella Santissima Trinità.
Ti preghiamo:
intercedi per noi presso il Signore Dio nostro, perché ci conceda Fede e coraggio, affinché nelle situazioni più difficili della nostra vita terrena non ci perdiamo d’animo e percorriamo con fede il cammino di Cristo.
Chiedi per noi la Grazia
affinché il nostro cuore venga forgiato sull’esempio del Cuore di Gesù.
Assistici,
affinché possiamo adoperarci con compassione e vigore per i poveri e i bisognosi, affinché possiamo lottare con coraggio per la pace, in noi stessi e nel mondo, e affinché in ogni situazione possiamo riporre con speranza tutta la nostra vita nelle mani di Dio, come tu hai fatto.
Per Cristo nostro Signore. Amen
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• Gli incontri della INIZIATIVA SAN MAURELIO si svolgono a Ferrara nella sede di Alleanza Cattolica in via Boiardo 14 ogni lunedì non festivo dalle ore 21 alle 22,30 con la recita di una corona del santo Rosario seguita da una delle attività previste nel programma consultabile sul nostro sito alla pagina https://www.scuoladieducazionecivile.org/iniziativa-san-maurelio/.
Tutti gli amici che si trovano in zona sono invitati!
Ad maiorem Dei gloriam et socialem
Alleanza Cattolica in Ferrara