n. 108 — gennaio 2026

13. Febbraio 2026 IN HOC SIGNO 0

Cari amici,

nell’imminenza della “Giornata per la Vita” celebrata ogni anno la prima domenica di febbraio, con questo numero di  IN HOC SIGNO  vi proponiamo l’ancora sostanzialmente attuale intervento che venticinque anni fa la dott. Chiara Mantovani — organizzatrice instancabile dell’annuale convegno a nome del Servizio di Accoglienza alla Vita di Ferrara da vari decenni — fece a presentazione dell’edizione del 2001 «Eutanasia: quando la “buona morte” non ha nulla di buono». Come si potrà notare, in questo quarto di secolo le cose non sono molto cambiate, e la battaglia per il rispetto della dignità e della intangibilità della vita umana è ancora tutta da combattere.

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Presentazione al convegno del Servizio di Accoglienza alla Vita del 2001

«Eutanasia: quando la “buona morte” non ha nulla di buono»

di Chiara Mantovani

Quando ci ritrovammo per decidere quale tema trattare nel nostro convegno annuale, l’argomento “eutanasia” fu subito accolto con naturalezza, come se ormai fosse arrivato, improrogabile, il momento giusto per cominciare a parlarne; e  questo perché la nostra società da tempo respira una cultura di morte, intesa, per dirla con mons. Caffarra, come un atteggiamento dell’intelletto che vede la morte a misura dell’uomo, degna dell’uomo.

Non è strano allora che una associazione come il nostro Servizio di Accoglienza alla Vita, che si occupa di vita nascente, colga quanto pericolosa sia questa temibile alleanza con la morte che tende a disprezzare sempre di più la vita umana.

Alla parola eutanasia si possono associare alcuni aggettivi, ad esempio “passiva” o “attiva”, “eugenetica” o “sociale”.

“Passiva” e “attiva” sono termini che si riferiscono alla modalità: nel primo caso sospendere cure essenziali alla vita, nel secondo il somministrare sostanze o mettere in atto tecniche che causano direttamente la morte. “Eugenetica” e “sociale” invece sono termini che definiscono i motivi per cui si applicherebbe l’eutanasia: la prima è riservata a neonati con gravi malformazioni; la seconda sarebbe applicabile a malati terminali o anziani non autosufficienti, sulla base di una decisione non soggettiva, bensì presa da una “commissione rappresentante la società gravata economicamente e/o psicologicamente dalla cura di queste persone.

Al di là di queste definizioni, che descrivono ciascuna solo un aspetto del tema, ancor oggi la enunciazione più esauriente e analitica di eutanasia è forse quella formulata dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede del 5 maggio 1980: «Per eutanasia s’intende un’azione o un’omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore». È bene fare chiarezza su alcuni punti: innanzitutto l’eutanasia si caratterizza per la volontà precisa di causare la morte. I motivi, per cui questa volontà di morte è messa in atto, possono essere sostanzialmente due: porre fine alle sofferenze oppure porre fine ad una vita che si reputa senza senso o valore. Forse questa enunciazione rende meglio ragione del fatto che chiunque sia persuaso della ragionevole persuasione che la vita umana sia sempre un valore prezioso e intangibile, sia così sensibile all’insidia nascosta sotto la falsa pietà dell’eutanasia.

Se poi davvero è la sofferenza ciò che spaventa e non si riesce a tollerare, la morte non può rappresentare la terapia: oppure è da ritenersi la terapia con la massima efficacia possibile per ogni sofferenza umana.

Pare importante separare l’eutanasia dalla richiesta, modernamente molto presente, della legittimità del suicidio, per i più articolati motivi. Questa infatti è una posizione intellettuale che è a monte, o forse a lato, della problematica deontologica dell’atteggiamento che la comunità medica curante deve assumere nei confronti della sofferenza e della patologia inguaribile.

Citando Albert Camus: «Esiste un solo problema veramente serio: il suicidio», e «Giudicare che la vita vale la spesa di essere vissuta o meno, è rispondere alla questione fondamentale della filosofia» (Il mito di Sisifo, Parigi 1965).

Rimanendo dunque nell’ambito bioetico, è bene ricordare alcuni punti fermi.

Nessun mezzo o atto che abbia come scopo unico quello di alleviare dolore e sofferenza, anche se come effetto secondario e non voluto avesse quello di abbreviare la vita, è da ritenersi eutanasia o contrario alla dignità umana. Anzi è doveroso non insistere con testardaggine e immotivatamente nel proseguire cure mediche gravose, onerose per il paziente e i familiari, qualora siano davvero inutili a un reale miglioramento della qualità della vita del paziente.

La dignità della persona umana esige che “egli giunga vivo alla morte” e che la morte sia accettata non come sconfitta terapeutica, ma come parte integrante e ineludibile dell’esistenza terrena. Oltre agli aspetti medico-scientifici-etici che i relatori, con la loro straordinaria competenza, sapranno ben illustrare, a noi del SAV di Ferrara preme ricordare che: l’assenza di una dimensione trascendente della vita, la disperazione causata dalla perdita di senso, l’aspetto tecnologico della medicina moderna e la sua disumanizzazione sono senza dubbio le radici di questa rinnovata spinta all’eliminazione della vita umana quando questa non piace più o non piace ancora.

Ma noi facciamo esperienza, ogni giorno, che condivisione, solidarietà e amore alla vita sono i presìdi terapeutici più efficaci per restituire la percezione della dignità ad ogni persona in difficoltà: tutto questo costa, e molto, in termini di risorse umane, talvolta anche economiche, sempre in termini di impegno personale. Questo è l’unico prezzo degno di essere pagato per l’uomo, l’unico commisurato al suo valore.

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Domenica 18 gennaio cade il sesto anniversario della morte del fondatore di Alleanza Cattolica, Giovanni Cantoni. Lo ricorderemo con una s. Messa in suo ricordo e suffragio celebrata alle ore 8,30 dal parroco don Davide Benini nella forma antica del rito romano nella chiesa di Santa Chiara a Ferrara, corso Giovecca 179.

Gli incontri della INIZIATIVA SAN MAURELIO si svolgono a Ferrara nella sede di Alleanza Cattolica in via Boiardo 14 ogni lunedì non festivo dalle ore 21 alle 22,30 con la recita di una corona del santo Rosario seguita da una delle attività previste nel programma consultabile sul nostro sito alla pagina https://www.scuoladieducazionecivile.org/iniziativa-san-maurelio/.

Tutti gli amici che si trovano in zona sono invitati!

Ad maiorem Dei gloriam et socialem

 

Alleanza Cattolica in Ferrara