51. Aprile 2021

15. Aprile 2021 IN HOC SIGNO 0

Cari amici,

vi proponiamo in questo numero di IN HOC SIGNO la prima parte della relazione «La famiglia per la persona» svolta da Marco Invernizzi, attuale reggente nazionale di Alleanza Cattolica, al convegno «Giornata di Studi sulla Famiglia» tenutosi a Ferrara il 1° marzo 2003.

Il convegno, organizzato ben diciotto anni fa da Alleanza Cattolica in Ferrara con la presenza dell’allora Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Cardinale Caffarra e del fondatore di Alleanza Cattolica Giovanni Cantoni, ha svolto temi ancora estremamente attuali per una società nella quale, come ha detto papa Francesco, «la famiglia è bastonata da tutte le parti».

 

«La famiglia per la persona» – prima parte

Marco Invernizzi – Ferrara, 1 marzo 2003

 

«L’uomo non è immagine di Dio solo in forza della sua umanità, ma lo diventa altresì in forza dellacommunio personarum tra uomo e donna», scrive mons. Angelo Scola, Patriarca di Venezia (Introduzione al primo ciclo, in Giovanni Paolo II, Uomo e donna lo creò. Catechesi sull’amore umano,Città Nuova-Libreria editrice Vaticana, Roma 1992, p. 28).

Chiamati, attraverso il dono reciproco di sé, a diventare una «sola carne», a essere immagine di Dio appunto, attraverso il loro matrimonio un uomo e una donna costituiscono una famiglia, dove la persona viene accolta, introdotta e preparata alla vita, educata ad affrontare e ad assumersi le responsabilità nella vita pubblica che le competono in quanto persona chiamata a vivere e a operare nella comunità civile.

Così infatti ha previsto il disegno di Dio, nato dall’amore per gli uomini e dal desiderio di comunicare loro la gioia eterna, la felicità senza fine della visione beatifica di Dio. È quanto coglie la ragione umana, che osserva la natura dell’uomo, quando scopre il vero significato del corpo dell’uomo e della donna e riflette su come il valore delle civiltà possa essere valutato anche in base al rispetto per il ruolo pubblico di questa cellula originaria e fondante della società che appunto è la famiglia fondata sul matrimonio, sull’unione per sempre di un uomo e di una donna.

La Sacra Scrittura descrive questa verità fondamentale e originaria nel libro della Genesi, nei due racconti cosiddetti «elohista» e «jahvista», dal nome che viene rispettivamente attribuito a Dio nei due testi, appunto Elohim o Jahvè. Leggiamo infatti nel primo racconto, che la critica biblica ritiene cronologicamente posteriore al secondo, che 

«Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò» (Gn, 1, 27),

mentre il secondo narra come la donna sia stata tratta dall’uomo perché quest’ultimo non aveva trovato nelle altre creature «un aiuto che gli fosse simile.

«Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:

«Questa volta essa
è carne della mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta.

Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna» (Gn, 2, 20-25).

Questo dunque il disegno originario divino. Lo ricorda anche Gesù rispondendo ai farisei che gli ricordavano come Mosè avesse concesso la possibilità di rimandare o ripudiare la moglie: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così» (Mt 19, 8)

C’è dunque una verità originaria cui attenersi, una verità da comprendere e quindi da spiegare all’uomo contemporaneo. Infatti, il peccato originale e la conseguente debolezza dell’uomo hanno reso difficile questa comprensione. L’uomo, soprattutto l’uomo moderno, culturalmente privato di una certa dimestichezza con la metafisica e con la presenza dell’eterno nella vita quotidiana, in seguito al secolarismo diffuso e accettato spesso anche dai credenti, stenta a credere nell’esistenza di un progetto di Dio, di un disegno di salvezza predisposto dal Creatore nei confronti di tutte le creature.

Vi è poi un’opposizione accanita al disegno divino, un’opposizione che comincia con il «non serviam»dell’angelo ribelle, ma che continua nella storia, passando dal peccato di Adamo ed Eva a una serie di interventi storici che, soprattutto nell’epoca moderna, hanno acquisito proprio i connotati dell’opposizione organizzata, che non trascura nessun aspetto della vita umana per far diminuire il più possibile gli effetti di questo disegno di salvezza nella storia dell’umanità.

L’obiettivo ultimo di questa opposizione al progetto divino sono gli uomini nella loro concretezza esistenziale, le loro anime, la loro eternità. 

L’odio, l’odio incomprensibile, misterioso, di cui parla san Paolo, il mysterium iniquitatis, muove questa opposizione al progetto di Dio. È l’odio che domina la volontà del capo degli angeli ribelli. Un tempo era più facile ascoltare frequenti riferimenti all’opera del demonio nella storia e forse, in alcuni casi, tale riferimento poteva diventare esagerato e fuori luogo, quasi un comodo alibi per trascurare lo sforzo umano per riflettere, cercare di capire, ragionare sui fatti. Al contrario, oggi si corre il rischio di rimanere sommersi da analisi che trascurano il quadro, i riferimenti ultimi, quei perché che rispondono alle grandi domande della vita, domande che molti uomini nel nostro tempo non vogliono più porsi né sentirsi porre.

Il matrimonio e la famiglia non potevano attraversare indenni la lunga stagione che, negli ultimi secoli, ha visto questo odio tentare di diventare cultura per distruggere una civiltà che, attraverso diverse istituzioni, proteggeva la persona, aiutandola a raggiungere il suo fine soprannaturale. Cercherò di descrivere brevemente le tappe storiche e le caratteristiche ideologiche principali di questa aggressione alla famiglia, e le conseguenti risposte del Magistero della Chiesa a tale drammatica sfida.

Il riferimento all’odio non turbi né spaventi. Esso è soltanto necessario per comprendere l’origine della «totale e intensissima avversione» (voce odio del vocabolario Zingarelli) verso il matrimonio e la famiglia che accompagna la storia occidentale degli ultimi secoli. Del resto, il termine rimanda al suo contrario, a quella parola così importante – tanto da poterla definire la Parola – che è amore, una parola tanto difficile da pronunciare perché oggi ricorda tutto tranne quello che autenticamente significa. Ma odio è il contrario dell’amore, è il rifiuto dell’opera di Dio che, con il matrimonio e con la famiglia, offre all’uomo la prima comunità nella quale sperimentare l’amore.

Un’altra breve premessa. Questa lotta fra l’odio e l’amore si svolge nella storia e si ripete nella storia personale di ciascuno di noi. Lo ricorda all’inizio il documento del Magistero forse più completo mai scritto a proposito della famiglia, l’esortazione apostolica Familiaris consortio: «La storia non è semplicemente un progresso necessario verso il meglio bensì un evento di libertà, e anzi un combattimento di libertà che si oppongono fra loro, cioè, secondo la nota espressione di s. Agostino, un conflitto fra due amori: l’amore di Dio spinto fino al disprezzo di sé, e l’amore di sé spinto fino al disprezzo di Dio» (n. 6).

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Ad maiorem Dei gloriam et socialem

Alleanza Cattolica in Ferrara


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