Esiste una «Chiesa ‘patriottica’ italiana»?

 

Giovedì 19 novembre 2015

Introduzione all’incontro del prof. Leonardo Gallotta

 

La denominazione esatta della Chiesa patriottica cinese è “Associazione patriottica cattolica cinese” e fu creata nel 1957 su “consiglio” ossia pressione dell’Ufficio Affari Religiosi della Repubblica Popolare Cinese con lo scopo di controllare le attività dei cattolici in Cina. Tale associazione è tuttavia comunemente chiamata Chiesa patriottica e così la denominerò in questa mia introduzione alla discussione che poi seguirà.

Ad essa si contrappone una chiesa detta “sotterranea”, costituita dal clero e dai fedeli rimasti segretamente fedeli al Papa nonostante i divieti del governo comunista. La Chiesa patriottica è quindi asservita a tale governo e non ha rapporti ufficiali con la Chiesa cattolica. Un breve inciso. Il Partito Comunista Cinese va al potere con Mao Tse Tung nel 1949 dopo la guerra civile tra comunisti e nazionalisti. Il capo dei nazionalisti, Chiang Kai-shek, si rifugiò nell’isola di Formosa (Taiwan), dando vita alla cosiddetta Cina nazionalista. Poiché nel 1951 la Santa Sede riconobbe Taiwan, da quell’anno il Vaticano e la Repubblica Popolare Cinese non ebbero più relazioni diplomatiche ufficiali. La Chiesa patriottica  elegge i propri vescovi , ovviamente con la previa approvazione dell’Ufficio Affari Religiosi, ma tale pratica fu già condannata da Pio XII con l’enciclica  Ad apostolorum principis, in cui dichiarò che i Vescovi che ricevono e impongono l’ordinazione per volere della Chiesa patriottica incorrono nella scomunica. Pare tuttavia che molti dei Vescovi della Chiesa patriottica chiedano segretamente anche il riconoscimento del Papa. Per venire ai giorni nostri Benedetto XVI nel 2006, si è rivolto con una lettera aperta a tutti i cattolici cinesi in cui ha esortato il regime comunista cinese al rispetto della libertà religiosa e definito la Chiesa patriottica incompatibile con la dottrina cattolica. Secondo dati ufficiali la Chiesa patriottica conta 4 milioni di fedeli e 4600 edifici di culto. Eppure anche la Chiesa fedele al Papa esiste e secondo la Laogai Research Foundation e Asia Watch Committee, questa Chiesa “sotterranea” raggiungerebbe il numero di 16 milioni, costretti però ad operare in totale clandestinità e quindi perseguibili penalmente se scoperti. Ecco allora che i cattolici si sono organizzati con le cosiddette “chiese domestiche” che pregano e vivono la loro spiritualità senza esporsi esternamente e con l’ausilio, per i sacramenti, di alcuni sacerdoti anch’essi ovviamente “nascosti” alla società.  Occorre anche dire che oggi, secondo quanto ha studiato e riferito il più grande sociologo delle religioni vivente, vale a dire Rodney Stark, i cristiani, cattolici e protestanti, sono da valutare in circa 70 milioni con una forte percentuale protestante, anche perché è più facile nascondere ai persecutori una religiosità con riti ridotti all’osso e che possono essere praticati in casa e in silenzio. Comunque dopo la morte di Mao Tse Tung nel 1976 fu concessa una limitata libertà religiosa, cosicchè il Natale può essere celebrato in tutta la Cina. Tuttavia le comunità cattoliche non registrate sono proibite e quindi questa piccola liberalizzazione vale per le funzioni gestite dalla Chiesa patriottica.

Le persecuzioni continuano a non mancare. Ci sono oggi 1500 laogai attivi e si presume che gli imprigionati vadano dai 3 ai 6 milioni di persone, molti dei quali vi si trovano solo perché credenti. Tra la Chiesa patriottica e quella “sotterranea” i rapporti sono problematici e tuttavia ci sono. Il 18 febbraio 2012 si è svolto un concistoro per la creazione di nuovi cardinali e John Tong Hon, neo-eletto porporato,  ha descritto la situazione della Chiesa cattolica cinese “sorprendente, difficile, possibile”  e ha aggiunto che un terzo dei 3500 sacerdoti cinesi ha meno di cinquant’anni e, inoltre, che nei dieci seminari riconosciuti dal governo e nei sei non riconosciuti, vivono 14oo futuri presbiteri. Queste parole fanno pensare ad un futuro un po’ più roseo, ma non dobbiamo dimenticare  che le persecuzioni sono state violentissime nei primi anni dell’instaurazione del regime comunista e sono comunque proseguite fino a poco tempo fa e proseguono ancor oggi.

Dopo la protesta e la repressione di Piazza Tienanmen nel 1989, cominciarono a circolare i diari dei sopravvissuti ai laogai. Padre Huang e Padre Tiande non rinnegarono mai la loro fede nonostante torture, sedute di rieducazione e privazioni di ogni genere. Rimasero imprigionati rispettivamente per 25 e 30 anni. Trenta anni di laogai li subì il Vescovo di Shangai Ignazio Kung Pin Mei (creato cardinale da Giovanni Paolo II mentre era detenuto, entratovi a 56 anni e ottenendo la liberazione a 86) e ancora i Padri Saverio Cai, Monsignor Tommaso Zeng Jingmu e Monsignor Han Dingxian che hanno passato ben 35 anni nei laogai.

Passiamo ora all’Italia e all’Occidente in genere. Per potere stabilire se esiste una Chiesa “patriottica” italiana dobbiamo premettere che la civiltà cristiana ha subito quattro processi rivoluzionari, tutti volti a scardinare i sistemi gerarchici della società.

La prima è stata quella luterana che ha attaccato la gerarchia della Chiesa a partire dalla sua somma Autorità. La seconda costituita dalla Rivoluzione francese con lo scardinamento delle gerarchie politiche con l’uccisione del Re e dei nobili, delle gerarchie ecclesiastiche e l’eliminazione  delle gerarchie corporative. La terza, quella comunista, che ha azzerato le gerarchie economiche con l’eliminazione di proprietari e imprenditori. L’ultima è quella che Plinio Corrêa de Oliveira chiama IV Rivoluzione, volta a mettere in discussione e ad azzerare i rapporti umani, costitutivi di ogni società naturale e quindi tradizionale.

Si è soliti individuare nel 1968 la data emblematica di tale Rivoluzione. Ciò è sostanzialmente corretto, ma il Sessantotto deve essere, a mio avviso, considerato secondo un’ottica duplice perché in realtà nel Sessantotto convivono un’anima politica e un’anima libertaria.

L’anima politica è quella che, partendo dalle occupazioni di scuole e università, voleva cambiarle distruggendo i rapporti gerarchici fra docenti e studenti (le pedane delle cattedre vengono eliminate) e saldare la lotta studentesca con quella operaia (“studenti e operai uniti nella lotta”). E’ chiaro che la lotta era quella volta a cambiare radicalmente non solo la scuola, ma la struttura dello Stato in senso marxista-leninista e pure con una forte propensione per il maoismo e la cosiddetta “Rivoluzione permanente”, mutuata da Trotzkij. E’ da queste lotte che nacquero organizzazioni come Avanguardia Operaia, Potere Operaio, Lotta Continua e poi, clandestinamente, le Brigate Rosse. Parte del mondo cattolico guardò con attenzione al marxismo e da questa attenzione nacque la “teologia della liberazione” e molte persone diventarono convintamente “catto-comunisti”. Finito il periodo degli “anni di piombo” il Sessantotto non finisce perché gli studenti sessantottini diventano poi professori nelle scuole e nelle università, alcuni entrano in magistratura e in politica con le conseguenze che tutti ormai conosciamo.

L’anima libertaria parte dal fenomeno degli hippies, i “figli dei fiori” (“mettete  fiori nei vostri cannoni”, “non fate la guerra, fate all’amore”) che rifiutano il modo di essere dei padri e cercano libertà di sesso e di droga. Con il Sessantotto quest’anima si dà obiettivi più precisi e con il femminismo si salda alle lotte del Partito Radicale, lotte contro la famiglia, per la libertà sessuale, per il divorzio, per l’aborto e, in prospettiva, per la liberalizzazione della droga e per l’eutanasia.

Il PCI italiano, dopo il cosiddetto “strappo” della Bolognina del 1989 dove vengono abbandonati nome e simbolo, con Achille Occhetto diventa PDS e produce in seguito un cartello politico chiamato Ulivo con a capo il cattolico Romano Prodi. Nasce quello che Giovanni Cantoni ha chiamato il “partito radicale di massa”, denominato poi solo DS e infine PD.

Sul versante cattolico occorre poi ricordare il secondo Convegno ecclesiale di Loreto del 1985, in cui sembrava che dovesse passare la linea “religiosa”, provvidenzialmente “stoppata” da Giovanni Paolo II che ridiede slancio alla Dottrina Sociale della Chiesa.

Ma la scia del Sessantotto e quindi della IV Rivoluzione continuò e continua. E siamo oggi alle unioni civili e al simil-matrimonio tra persone omosessuali. Molti cattolici prima aderenti alla Democrazia Cristiana entrano in politica nelle file del PD. Abbiamo prima citato Romano Prodi, ma anche nell’attuale governo, a partire dal suo capo, molti sono i politici cattolici che fanno pure i ministri. Ora, sui temi eticamente sensibili il loro atteggiamento è quello della disponibilità alle aperture libertarie, a volte in modo decisamente convinto.  Bisogna comunque notare che non si tratta solo degli atteggiamenti dei politici nominalmente cattolici (tranne alcune lodevoli eccezioni nei partiti di opposizione), ma di atteggiamenti diffusi in molta parte del clero, di dirigenti di associazioni cattoliche e di semplici fedeli.

Recentemente il Cardinale Bagnasco ha parlato in un suo intervento della finestra di Overton, cioè di un percorso in sei tappe in cui i media possono convincere ad accettare anche idee molto lontane dal senso comune. Queste le tappe:

1) impensabili (inaccettabili, vietate)
2) radicali (vietate, ma con eccezioni)
3) accettabili
4) sensate (razionalmente difendibili)
5) diffuse (socialmente accettabili)
6) legalizzate (introdotte a pieno titolo)

Così è ormai anche per le unioni civili e il simil-matrimonio tra omosessuali. Consideriamo il fatto che quando c’è una conferenza a favore della famiglia naturale, è necessaria la scorta della polizia, perché relatore e partecipanti sono considerati omofobi. Molti cattolici, a molti livelli,  sono vittime di quella che il Papa ha definito “colonizzazione ideologica” che avviene appunto attraverso i media di qualsiasi genere (televisione, social network, riviste e giornali dietro i quali ci sono i poteri forti). Ebbene, tutti costoro, più o meno consapevolmente,  fanno parte della Chiesa “patriottica” italiana, una chiesa cioè asservita alla “dittatura del pensiero unico” come la chiama Papa Francesco.  Tutti i cattolici che non per informazione, ma per la propria formazione sociale e politica si abbeverano alle laicissime colonne di Repubblica fanno parte della Chiesa “patriottica” italiana. Tutti coloro che oggi, nel 2015, vorrebbero o vogliono recuperare la scelta puramente religiosa che stava per passare a Loreto e spingono in tale direzione, si pongono sullo stesso piano della Chiesa patriottica cinese

E’ chiaro che la Chiesa “patriottica” italiana non esiste ufficialmente, ma esiste di fatto e la principale differenza è che quella cinese è asservita al PCC, mentre quella italiana è auto-asservita al “pensiero unico”. Ma l’analogia è evidente.  Sono d’altronde intimamente convinto che l’auto-asservimento non è un processo che nasce da una tendenza frutto di riflessione interna al mondo cattolico (vedi anche in parallelo il processo di autodemolizione della Chiesa a suo tempo stigmatizzato da Paolo VI), ma un processo indotto da quasi tutti i media, spinti dai poteri forti, e convintamente seguaci della scaletta di Overton.

Il parallelo con la situazione cinese, tuttavia, non si ferma qui. Infatti tutti coloro che pervicacemente continuano ad essere fedeli e ad abbeverarsi al Magistero Pontificio, ma a cui si tenta di tappare la bocca, sono destinati a diventare sempre più, come si chiama in Cina, Chiesa “sotterranea”. I segnali ci sono già, ma siamo ancora in tempo per evitare che questo accada.  Come agire? E’ semplice, ma bisogna fare tutto con grande impegno e serietà, vincendo la pigrizia da cui spesso siamo attanagliati: PREGARE – PARTECIPARE – SOSTENERE.


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