n. 114 — luglio 2026

30. Luglio 2026 IN HOC SIGNO 0

Cari amici,

con questo numero di IN HOC SIGNO vi proponiamo un altro nostro documento, che continua il discorso iniziato il mese scorso sul problema, ancora non risolto dopo oltre sessant’anni, della corretta interpretazione del Concilio Vaticano II.

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Conseguenze di un’ermeneutica errata del Vaticano II

Con il documento pubblicato il mese scorso sulla interpretazione del Concilio Vaticano II «Dopo sessant’anni una parola definitiva sul Concilio Vaticano II?» abbiamo affermato che deve essere letto nei suoi documenti — in continuità con tutto il Magistero precedente pur nell’aggiornamento rispetto ai tempi che sono cambiati — e non seguendo l’“ermeneutica della discontinuità e della rottura” denunciata da Benedetto XVI e portata avanti da un lato dai progressisti e, dall’altra parte, trappola in cui sono caduti gli ultra-tradizionalisti. Parlo di “trappola” perché gli ultra-tradizionalisti hanno creduto alla narrazione progressista della discontinuità e della rottura, non hanno accolto l’insegnamento di papa Benedetto, non hanno letto correttamente i documenti del Concilio Vaticano II, hanno ravvisato, spesso con una lettura superficiale anche dei documenti successivi del Magistero, un atteggiamento incline ad accogliere le istanze più progressiste e si sono irrigiditi in una posizione di rifiuto.

Non che qualche ragione non fosse anche dalla loro parte: già san Paolo VI nei primissimi anni successivi alla chiusura del Vaticano II ebbe a fare dichiarazioni piuttosto impegnative, e che accreditavano la tesi secondo cui idee rivoluzionarie avessero infettato anche la Chiesa. Si legge nel sito del Vaticano a proposito dell’omelia del 29 giugno 1972, solennità dei santi Pietro e Paolo:

«Riferendosi alla situazione della Chiesa di oggi, il Santo Padre afferma di avere la sensazione che “da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”. C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa».

E più avanti: «È entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce».

Un altro passo: «Anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. […] Il Papa confida ai presenti un suo pensiero: che ci sia stato l’intervento di un potere avverso. Il suo nome è il diavolo, questo misterioso essere cui si fa allusione anche nella Lettera di S. Pietro».

A seguito di queste riflessioni c’è da chiedersi che ricadute pratiche abbiano nella vita della Chiesa questi atteggiamenti. Sono visibili dei segni nelle parrocchie, nelle associazioni, negli organismi diocesani, negli ambienti cattolici? Sono evidenti dei segni del fatto che si sia seguita una piuttosto che l’altra interpretazione (del Vaticano II ma in genere di tutto il Magistero)?

Dopo la decisione di papa Leone XIV di dedicare alla corretta ermeneutica del Vaticano II le udienze del mercoledì, abbiamo ripreso  l’argomento fornendo una risposta a queste domande, e la risposta è sì, questi segni ci sono e sono sotto gli occhi di tutti.

Attenzione: non si sta qui parlando della secolarizzazione nella società in genere, ormai diffusa in ogni categoria e ambiente. Anche, certamente. Ma qui si parla di quella che è entrata anche fra i cattolici praticanti, nelle associazioni, nelle parrocchie, nei gruppi di preghiera; e questo per opera dei progressisti che hanno voluto adeguare al mondo la vita della Chiesa.

Non tutto beninteso è conseguenza diretta di incomprensioni del Magistero o di resistenze all’obbedienza dovuta al Magistero: la secolarizzazione della società in genere, al di fuori degli ambienti cattolici, è sicuramente un fattore trascinante di un impatto straordinario, ma che ha potuto agire con più forza nella Chiesa per la poca resistenza trovata proprio a causa di questo malinteso “spirito del concilio” teso ad accogliere ogni novità e modernità.

Di fronte a queste ricadute pratiche — citiamo in forma interrogativa quelle che ci sono sembrate le più evidenti — la domanda più rilevante sembra rimanere questa: i cambiamenti qui elencati — alcuni assolutamente innegabili — sono davvero tutti negativi o c’è qualcosa da salvare?

• La celebrazione della Messa è sottoposta ad ogni invenzione anche la più fantasiosa. Questo denota una banalizzazione della liturgia? E se sì, ha effetti negativi sulla percezione del sacro da parte dei fedeli?
• In queste celebrazioni non sembra che il sacerdote si rivolga ai fedeli e non a Dio e che siano tutti i fedeli a “celebrare”?
• La pratica della Comunione sulla mano ha indebolito la fede nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia?
• La tendenza dei sacerdoti a dimenticarsi dopo la confessione di far recitare l’atto di dolore e di dare la penitenza è un segnale preoccupante?
• Il disprezzo o noncuranza per l’abito che si coglie spesso nei sacerdoti va accolto e capito oppure contrastato?
• C’è davvero una spinta alla “democratizzazione” della Chiesa in contrasto con la sua struttura gerarchica?
• La Comunione data pubblicamente a persone in situazioni matrimoniali irregolari ha l’effetto di minare la percezione della sacralità del sacramento del matrimonio?
• È corretto pensare che il passaggio dalla benedizione impartita a una persona alla benedizione impartita ad una coppia di omosessuali non solo fa accettare la loro condizione, ma (come direbbe il card. Caffarra) la “nobilita”?
• È giusto accettare la pratica ormai diffusa e comune della contraccezione e della convivenza prematrimoniale, visto che è considerata del tutto normale anche fra i catechisti e gli operatori parrocchiali?

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Invitiamo tutti gli amici ad aggiungere domande a questa lista e/o dare una risposta a qualcuna di esse!

Grazie a tutti.

Ad maiorem Dei gloriam et socialem

Alleanza Cattolica in Ferrara