42. Luglio 2020

15. Luglio 2020 IN HOC SIGNO 0

Cari amici,

con questo numero di IN HOC SIGNO Alleanza Cattolica in Ferrara vi propone la quinta e ultima parte della lezione della bioeticista dott. Chiara Mantovani «Amministrazione e bioetica: la persona al centro della politica» tenuta al corso SERVIRE LA CITTÀ organizzato dalla Associazione Progetto San Giorgio il 21 gennaio scorso.

Ricordiamo a chi non avesse avuto modo di leggere le parti precedenti che può trovarle all’indirizzo internet www.scuoladieducazionecivile.org/in-hoc-signo/

 

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La persona al centro della politica (quinta parte)

di Chiara Mantovani

 

Ammetto che vi ho posto davanti più problemi che soluzioni. Questo è lo stile della Dottrina sociale della Chiesa, nella sua autentica consistenza: esposizione dei problemi, coordinate di giudizio sui fatti, criteri orientativi per l’azione, esortazione a ricercare soluzioni ragionevoli e rispettose.

Il quadro che esce da queste conversazioni non è falsamente consolatorio, anzi è drammatico: perché «militia est vita hominis super terram», dice un versetto del libro di Giobbe (7,1). E alla frase veterotestamentaria così risponde la saggezza antica di Seneca: «vivere militare est».

È tutto perduto? no, siamo uomini. Costa fatica, la fatica del combattimento personale e della riforma verso il bene di sé stessi prima che degli altri. È necessario ripercorrere, ciascuno e come comunità, a ritroso il processo di decostruzione dell’umano, ricostruendo ciò che la “de-ellenizzazione” ha distrutto: la fiducia che la ragione umana  possa conoscere la verità (contro ogni relativismo),  possa sceglierla (capacità di giudizio),  possa dirigere le azioni (etica). Mente aperta, umiltà ben curata, utilizzando/coltivando quattro belle disposizioni: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. «La superbia si preoccupa di chi abbia ragione. L’umiltà si preoccupa di che cosa sia giusto». È necessario un realismo che non diventi relativismo e in questo ci aiuta il protettore dei politici, quel Thomas More che preferì perdere la testa che dar ragione al suo amico Re, quando chiedeva a Dio «che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare e che soprattutto io possa avere l’intelligenza di saperle distinguere».

Può aiutare una lista di memoranda, di cose da ricordare:

Dire il vero

Mostrare il bello

Far amare il buono

Non camuffare il male chiamandolo bene

Valorizzare quella parte di bene che c’è.

Non occorre una rivoluzione ma una educazione: dis-promuovere il male, promuovere il bene, valorizzare tutti i frammenti di buono, essere persuasi che in ogni cosa e persona c’è qualcosa di buono. Meglio accendere un fiammifero che maledire l’oscurità.

Tenere a mente, costi quel che costi, che l’essere umano ha una sua dignità/preziosità intrinseca. Quando non è facilmente riconoscibile, significa solo che dobbiamo affinare la nostra capacità di vederla, non che possiamo negarla. È una questione di giustizia: dare a ciascuno ciò che gli spetta di diritto e di cui ha bisogno per contingenza.

La questione della giustizia travalica i confini del Ministero attualmente in capo al dott. Alfonso Bonafede.

«Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? quia et latrocinia quid sunt nisi parva regna?» L’aforisma di sant’Agostino allarga l’orizzonte, e non di poco: «Tolta di mezzo la giustizia, che cosa sono i regni [le amministrazioni] se non grandi bande di ladri? E le bande di ladri, che cosa sono se non piccoli regni [piccole amministrazioni]?».

Se siete stati eletti, se avete ricevuto un incarico, è necessario che ne maturiate una consapevolezza maggiore di quella che solitamente è annessa ad una elezione politica.

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Concludo con un passaggio che mi è molto caro, perché riguarda un grande uomo, spesso citato anche senza nominarlo anche dagli amici che mi hanno preceduta in queste serate.

«Sono stato preso a lungo per un uomo del passato, un reazionario. Non si è mai immaginato per un momento che il richiamo al passato poteva essere una nostalgia dell’avvenire». Queste parole di Gonzague de Reynold (1880-1970), Giovanni Cantoni (1938-2020) applicava a sé a chiusura dell’Introduzione al testo, Per una civiltà cristiana nel Terzo Millennio. La coscienza della Magna Europa e il quinto viaggio di Colombo (Sugarco Edizioni, Milano 2008, p. 10).

Nessun ritorno al passato, né di un tentativo di mera conservazione, bensì un tentativo appassionato, dottrinalmente fondato ed operativamente mirato di preparare un contesto socio-culturale-politico in cui la giusta concezione dell’uomo e della realtà possa fecondare di nuovo la vita dell’uomo e il rapporto tra uomini.

Lavorare incessantemente, cercando uomini disponibili innanzitutto al combattimento spirituale, alla loro conversione continua, disponibili ancora a formarsi dottrinalmente e quindi poter reagire al pensiero rivoluzionario dominante, proiettandosi quindi nell’avventura dell’edificazione di una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio. In altri termini, mettersi al servizio della rigenerazione di uomini, spiritualmente, moralmente, culturalmente per rigenerare istituzioni storico-sociali.

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Ad maiorem Dei gloriam et socialem


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