110 — marzo 2026
Cari amici,
in questo tempo quaresimale abbiamo chiesto a don Davide Benini di visitare la nostra sede di via Boiardo, dove normalmente si svolgono le attività di Alleanza Cattolica in Ferrara, per la annuale benedizione e per una catechesi, la sera di lunedì 9 marzo 2026 nell’ambito della Iniziativa San Maurelio.
Con questo numero di IN HOC SIGNO ve ne proponiamo una sintesi (da lui non rivista).
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Ferrara, 9 marzo 2026
Catechesi quaresimale di don Davide Benini
in occasione della benedizione annuale della sede di Alleanza Cattolica in Ferrara
nel giorno della festa di santa Caterina Vegri
Nel 2010 papa Benedetto XVI dedicò una catechesi a santa Caterina Vegri, che visse la maggior parte della sua vita a Ferrara ma che, a causa del fatto che nacque e poi per obbedienza si trasferì a Bologna dove morì, è ricordata come santa Caterina da Bologna. Il suo corpo rimase incorrotto e si verificarono anche altri fenomeni inspiegabili come una luce che proveniva dalla tomba e, dopo la riesumazione dal suo corpo incorrotto e profumato stillò un liquido tuttora custodito in una urna.
Nata nel 1313, conobbe il beato Giovanni Tavelli e lo vide quando morì, in visione dal monastero in cui si trovava, salire al cielo in forma di colomba.
Di nobile famiglia si formò alla corte estense di Niccolò III — noto per le sue numerose amanti ma che era anche a suo modo un uomo pio, attento alla formazione spirituale del suo popolo — ma sempre rifuggì le frivolezze e le dissolutezze e assorbì tutto ciò che di buono poteva cogliere: era dotta, istruita in molte discipline ed estremamente raffinata. Ricevuta la vocazione decise, insieme ad altre dame, di fondare un monastero. La sua scelta fu la via francescana della “sancta nihilitate”, l’annullamento di se stessi.
Sapeva suonare, sapeva dipingere — e lo faceva anche durante le estasi! —, eseguiva miniature, componeva in versi e scrisse varie opere tra cui “Le sette armi spirituali”, una sorta di istruzioni di come cercare e trovare Dio nella vita quotidiana attraverso il combattimento spirituale. Un libro molto utile non solo per la vita monacale ma anche per i singoli fedeli e per le comunità familiare e parrocchiale, caratterizzato, come la spiritualità della “piccola via” di santa Teresa di Lisieux, da una grande umiltà.
Una curiosità: santa Teresina, che è vissuta quattro secoli dopo santa Caterina, ebbe l’occasione di recarsi a Bologna e pregare sulle sue spoglie. Tempo dopo ad una novizia che le attestava ammirazione per la sua santità tanto da ipotizzare che il suo corpo rimanesse incorrotto dopo la sua morte, rispose che non si augurava affatto questo miracolo e che preferiva essere ridotta in polvere piuttosto che essere preservata come santa Caterina, ricordando di averla visitata a Bologna.
La vita di santità di Caterina Vegri fu un vero combattimento: subì terribili e raffinatissime tentazioni tanto che a tratti non poteva distinguere se a parlarle fosse il demonio oppure Gesù o la Madonna. Queste difficili prove le permisero di sviluppare una particolare sensibilità spirituale che trasferì nei suoi scritti.
Nelle sette armi spirituali si definisce “la minima cagnola latrante”: una cagnolina lamentosa, con questo volendo riprendere la piccola via di santa Teresina ma anche la donna cananea — “…anche i cagnolini che si nutrono delle briciole che cadono dalla tavola del padrone…” — che “latra” cioè chiede lamentosamente con insistenza per la figlia la liberazione dal demonio.
Quali sono queste sette armi?
La prima: avere cura e sollecitudine nell’operare sempre il bene.
La seconda: credere che da soli non potremo mai fare qualcosa di veramente buono (cioè diffidare di se stessi).
La terza: confidare in Dio e per amor suo non temere mai la battaglia contro il male, sia nel mondo sia in noi stessi.
La quarta: meditare spesso gli eventi e le parole della vita di Gesù, soprattutto la sua Passione e Morte.
La quinta: ricordarsi che dobbiamo morire.
La sesta: avere fissa nella mente la memoria dei beni del Paradiso.
La settima: avere familiarità con la Sacra Scrittura portandola sempre nel cuore perché orienti tutti i pensieri e tutte le azioni. Questa ultima “arma” era molto cara ai Padri del deserto, che usavano ripetere frasi che sapevano a memoria della Sacra Scrittura con cui combattere il demonio, come fece anche Gesù Cristo quando fu tentato.
Un piccolo approfondimento sulla prima arma spirituale — la sollecitudine e la diligenza nel fare il bene — è utile per una meditazione in questo tempo di Quaresima.
Sorprende la radicalità e insieme la semplicità di questa prima “arma”, vera “piccola via” per guadagnare l’umiltà. La grande intuizione teologica che vi sta dietro è che la battaglia spirituale prima di tutto non si combatte nei momenti straordinari della vita, ma nel modo in cui viviamo le piccole cose quotidiane e le piccole decisioni: esse fanno la differenza nella battaglia spirituale!
Il male normalmente non entra attraverso le grandi decisioni ma attraverso una lenta diminuzione della vigilanza dell’anima. Quali sono le parole che sentiamo all’inizio dell’Avvento? Vegliate! Vigilate! Lo dirà anche Nostro Signore agli apostoli nell’orto degli ulivi.
Dunque “sollecitudine e diligenza nel fare il bene”. Sembra una banalità, ma se questo atteggiamento manca ecco che si presenta un grosso pericolo per l’anima: cadere nel peccato della negligenza! Un peccato non così eclatante come l’orgoglio e la superbia, che pur non essendo spettacolare, un peccato che non dà scandalo, è silenzioso tanto quanto è letale. Esso spesso non viene percepito e ci se ne accorge molto dopo, quando le cose si accumulano, ma è un peccato estremamente pericoloso perché ci fa trascurare il bene che Dio ci mette davanti dandoci la possibilità di compierlo.
Spesso si inizia dando meno tempo alla preghiera, poi si tende a giustificare le piccole mancanze e trascuratezze. Pian piano succede che l’anima continua a vivere esternamente ed esteriormente una vita cristiana ma il cuore non arde più. Ci si assopisce.
San Giacomo afferma che chi sa fare il bene e non lo fa commette peccato. Questa negligenza, che è peccato, troppo spesso non è considerata tale. Quindi non è solo un problema il male che si compie, ma anche il bene che non si compie. Il bene che potevamo fare e non abbiamo fatto per negligenza spirituale. Il precetto è piuttosto chiaro: pensieri, parole, opere… e omissioni!
Si tende a pensare soltanto, o principalmente, alle azioni — pensieri, parole, opere — ma anche le omissioni hanno la loro importanza.
Dio non salva l’uomo senza la sua collaborazione. La grazia di Dio ci precede, ci accompagna, ci sostiene, però chiede una risposta libera. Ogni giorno Dio nella nostra vita spirituale costruisce occasioni di bene: una parola di carità, un atto di pazienza, un momento di preghiera e dialogo con Dio, una scelta di verità o di sincerità… sono piccole battaglie quotidiane. Le facciamo o non le facciamo? Siamo pronti a cogliere e non lasciar cadere nel vuoto questi semi che il Signore mette nella nostra vita? Siamo pronti a raccogliere le bricioline che il padrone fa cadere dalla sua tavola?
La diligenza spirituale, che è il contrario della negligenza spirituale, consiste proprio nel non lasciar cadere nel vuoto le bricioline che cadono dalla tavola del Gran Re. Non approfittarne significa pian piano scivolare nella tiepidezza, che è una condizione terribile se si pensa che “i tiepidi verranno vomitati”! Condizione terribile, ma ambigua perché si presta a non essere riconosciuta, pericolosa perché anestetizza l’anima e produce una mediocrità spirituale stabile.
Ce ne possiamo accorgere quando si accumulano le cose: se siamo dei procrastinatori seriali allora vuol dire che non abbiamo la diligenza nel fare il bene che il Signore ci chiede. La salvaguardia sta nella vigilanza, richiamata nella Sacra Scrittura da diverse parabole: per esempio quella delle vergini prudenti, quella del servo fedele e del servo negligente, quella del padrone che arriva all’improvviso.
Il Signore ci chiama ad essere svegli, attenti, pronti al bene. La soluzione è la pedagogia delle piccole fedeltà. Gesti semplici e nascosti che però in concreto fanno fare tutte quelle piccole opere e aderire a tutte quelle occasioni che il Signore ci mette nella vita senza rimandare. Così ci possiamo santificare non nello straordinario — cosa che capita raramente — ma nell’ordinario, nelle piccole cose, nella “piccola via” e nella sancta nihilitate, l’annullamento che ci ha indicato santa Caterina Vegri.
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Gli incontri della INIZIATIVA SAN MAURELIO si svolgono a Ferrara nella sede di Alleanza Cattolica in via Boiardo 14 ogni lunedì non festivo dalle ore 21 alle 22,30 con la recita di una corona del santo Rosario seguita da una delle attività previste nel programma consultabile sul nostro sito alla pagina https://www.scuoladieducazionecivile.org/iniziativa-san-maurelio/.
Tutti gli amici che si trovano in zona sono invitati!
Ad maiorem Dei gloriam et socialem
Alleanza Cattolica in Ferrara